Sociologia e Civiltà - Mutamento sociale

25/02/2020

Riflessioni

 

Siamo ad uno stadio cruciale del processo di civilizzazione – come, peraltro, ben prospettato da illustri studiosi di sociologia - perché il collasso dei grandi sistemi della fine del ventesimo secolo, schiudendo nuovi orizzonti di libertà, ha ormai acceso, con graduale ed ineluttabile continuità, la polveriera delle passioni collettive. E le passioni non favoriscono la democrazia, né tanto meno la pace. E, poiché nell'evoluzione della specie umana non vi è un punto da cui si possa dire qui termina la barbarie assoluta e comincia la civiltà, allora dobbiamo anche essere consapevoli che il processo di civilizzazione, contrariamente a quello biologico, può regredire o, in ogni caso, cominciare a caratterizzarsi con il segno negativo.

Anche oggi, come già avveniva negli antichi Imperi o nelle corti medievali e rinascimentali, i barbari sono sempre in agguato pronti a farci ripiombare nella palude della violenza e dell'irrazionalità. La storia, anche quella più recente, è piena di vortici di questo tipo: gli orrori hitleriani e staliniani, le guerre mondiali, Hiroshima e Nagasaki, e poi il Vietnam, la Cambogia, l'Afghanistan, la Romania, le due Torri, il Bataclan......

Esistono soluzioni?

In un mondo sempre più interdipendente la linfa che può alimentare le strutture sociali  è rappresentata “dall'uso che gli uomini possono fare dei loro simili”, quindi dallo studio e dall'applicazione, senza riserve, della “humana conditio”. Una possibile risposta è quella che sappia indirizzare verso un nuovo processo di civilizzazione alimentato da idee innovative e che sappia condurre verso un luogo collettivo – l'intero pianeta - in cui l'umanità cessa, anche attraverso l'autocontrollo delle emozioni e la convinta adesione alla civiltà delle buone maniere, di essere un ideale astratto per diventare una concreta realtà. E la democrazia è una questione di educazione.

Nello stesso tempo non dobbiamo dimenticare che le idee che fanno progredire la storia del mondo si verificano nelle grandi ed urgenti questioni cui danno soluzioni. E' quello, infatti, il luogo dove si dimostra, di volta in volta, la forza del progresso o dell'inerzia o dove l'idea si differenzia dall'ideologia. E un reale progresso non esiste senza le grandi idee, nemmeno nell'ambito della prassi.

Allora dobbiamo essere capaci di infrangere la rigida contrapposizione io-altri, integrando i due poli in una rete di scambi reciproci, e dobbiamo anche riflettere sulle condizioni necessarie perché ciascuno faccia la propria parte nel perseguire il bene comune, nella consapevolezza che il destino collettivo è legato all'apporto di ciascuno di noi, alla nostra capacità di proporsi individualmente come possibile proficuo lievito nei nuovi fermenti che attraversano la civiltà del terzo millennio.

 Domenico Famiglietti

Milleitalie > Anno X - numero 1